Carbone indeciso
27 Gen 2012 - 03:54:37

L'ennesimo rinvio, tanti sono stati finora, di una decisione qualsivoglia sul carbone, stavolta era il giudizio di ottemperanza davanti al Consiglio di Stato, il rinvio è stato richiesto dalla Regione Veneto, dimostra quanto sia infelice e ormai quasi grottesca questa vicenda. 


La Regione Veneto aveva annunciato il ritiro del proprio ricorso contro la sentenza del Consiglio di Stato che aveva, di fatto, azzerato l'iter per la valutazione d'impatto ambientale, ma, al dunque, si spinge a chiedere il rinvio di ogni decisione e la nuova udienza slitta al 13 aprile 2012.
Comunque vada è il solito nulla di fatto che, se da una parte crea delusione tra chi il carbone lo aspetta illusoriamente come una medicina che curi piaghe occupazionali ed economiche profonde, dall'altra vede l'indecisione politica e il venir meno della convinzione rispetto ad un investimento già sicuramente fallimentare.
D'altronde, i dati di Terna sulla domanda energetica, pubblicati il 12 gennaio 2012 sul suo sito, parlano chiaro: nonostante vi sia stato nel 2011 un incremento stimabile dello 0,6% rispetto al 2010 che aveva a sua volta registrato un incremento del 3,2% rispetto al 2009, il disastroso - 6,7% registrato proprio nel 2009 non viene ancora compensato e, se si tiene conto che dicembre 2011 ha registrato un - 3,3% rispetto a dicembre 2010 si conclude che il trend è comunque negativo.
Riporto questi dati non per torturare chi si aggrappa disperatamente ad una riconversione che non ci sarà indipendentemente dalle sentenze del Consiglio di Ststo, chi gonfia ogni volta un po' di più i dati occupazionali legati a quell'operazione quasi ad esorcizzare l'eventualità che il miraggio svanisca, ma perché è ora di aprire gli occhi: la riconversione non ha futuro.
Forse è giunto il tempo di pretendere la verità dalla politica che cincischia e rinvia, dai rassicuranti rappresentanti nei vari consessi comunali, regionali, statali che, per convenienza elettorale o mancanza di idee, garantiscono la riconversione e abbandonano, di fatto, il territorio a se stesso. 



E anche da Enel che, alla fine della gara, si è sempre preoccupata solo di se stessa lasciando morire lentamente indotto e consorzi. 


Il Delta e il Polesine orientino il proprio sviluppo verso quello che sul territorio esiste e non dipenda dagli interessi o dagli umori di una multinazionale pur se di Stato.
O vogliamo affondare con la riconversione? 


 Vanni Destro


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