08 Gen 2009 - 02:32:14
La favola della tecnologia a cattura e stoccaggio di CO2 di Enel e le vere alternative ai combustibili fossili
Nel giugno del 2008 l'Amministratore Delegato Fulvio Conti all'Assemblea degli azionisti dell'ENEL riaffermò la volontà di "carbonizzare" l'Italia anche di fronte ai richiami di Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica, circa le errate strategie climatiche del gruppo.
Conti parlò di minori emissioni di CO2 con le nuove tecnologie, ma ammise candidamente che la strada verso il carbone pulito, a cattura e sequestro di CO2, passava attraverso un impianto sperimentativo da 40 Mw da realizzare nel brindisino in 6-7 anni e successiva sperimentazione da effettuarsi in un periodo pressoché analogo di anni e quindi molto di la da venire.
Sulle minori emissioni di CO2 il dato, sconfortante, che si registra, è che la Valutazione di Impatto Ambientale indica per la centrale di Civitavecchia, gemella di quella di Porto Tolle, un'emissione di 10.730.000 tonnellate di CO2 per anno con l'uso del carbone a fronte delle 2.955.000 ton/anno del 2005 quando marciava ad olio combustibile.In pratica un incremento di circa il 500% delle emissioni di CO2 con le "nuove tecnologie" che fa tornare indietro di 15 anni, al 1993, quando le tonnellate emesse furono circa 10.879.000.
Sono questi i progressi tecnologici?
E se è vero che ci sarà una diminuzione di polveri sottili dovuta ai nuovi filtri, ma soprattutto alla diminuzione dei gruppi di combustione (da 4 a 3), che ne sarà delle ultrasottili ben più micidiali perché assorbibili dalla pelle e non solo attraverso la respirazione come le prime?
E per le polveri ultrasottili non vi sono filtri capaci di fermarle e sono estremamente volatili quindi inquinerebbero un’area ben maggiore di quella avvelenata dalla vecchia centrale.
Il famoso mix energetico, sempre invocato come soluzione per una maggiore indipendenza e contro il caro bolletta è ormai solo il pretesto per un’operazione di profitto i cui costi ricadranno sotto altre forma (spese sanitarie, sanzioni UE, aambiente devastato) sulle tasche dei cittadini.
Perché non intervenire sulla speculazione che fa oscillare il prezzo dei combustibili fossili o sull'abnorme tassazione che va a formare quasi il 50 % dei costi energetici?
E perché non puntare, come diceva uno studio del Politecnico di Milano, su risparmio ed efficienza energetica che consentirebbero una riduzione da un minimo del 30 ad un massimo del 50% degli attuali consumi nazionali?
Oppure, per andare su fatti concreti, la Germania ha già superato la direttiva UE 77 del 2001, che indica per gli stati membri una produzione da fonti rinnovabili pari ad almeno il 21% entro il 2010 e, solo nel 2007, è arrivata a produrre circa 3834 megawatt da fotovoltaico.
In Italia la quota di energia da rinnovabili (10% circa) è ancora bassa in rapporto al potenziale del nostro Paese.
E si creerebbero anche tanti posti di lavoro.
Sempre in Germania, negli ultimi otto anni, gli addetti del settore sono passati da 1500 a oltre 30mila.Il giro d'affari planetario è già di 20 miliardi di euro.
E non parlo di eolico, di altre rinnovabili o di idrogeno solo per non dilungarmi troppo, ma il dato è che in Europa si producono ormai oltre 57000 megawatt con fonti rinnovabili.
Non sarebbe meglio anche in Italia darsi questi indirizzi invece del carbone o del costoso e pericoloso nucleare?
O preferiamo vedere i figli del Polesine, sempre che le devastazioni climatiche dovute all'effetto serra ancora lo permettano, intenti a coltivare ortaggi o raccogliere mitili radioattivi mentre respirano polveri di carbone?
Vanni Destro
Nel giugno del 2008 l'Amministratore Delegato Fulvio Conti all'Assemblea degli azionisti dell'ENEL riaffermò la volontà di "carbonizzare" l'Italia anche di fronte ai richiami di Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica, circa le errate strategie climatiche del gruppo.
Conti parlò di minori emissioni di CO2 con le nuove tecnologie, ma ammise candidamente che la strada verso il carbone pulito, a cattura e sequestro di CO2, passava attraverso un impianto sperimentativo da 40 Mw da realizzare nel brindisino in 6-7 anni e successiva sperimentazione da effettuarsi in un periodo pressoché analogo di anni e quindi molto di la da venire.
Sulle minori emissioni di CO2 il dato, sconfortante, che si registra, è che la Valutazione di Impatto Ambientale indica per la centrale di Civitavecchia, gemella di quella di Porto Tolle, un'emissione di 10.730.000 tonnellate di CO2 per anno con l'uso del carbone a fronte delle 2.955.000 ton/anno del 2005 quando marciava ad olio combustibile.In pratica un incremento di circa il 500% delle emissioni di CO2 con le "nuove tecnologie" che fa tornare indietro di 15 anni, al 1993, quando le tonnellate emesse furono circa 10.879.000.
Sono questi i progressi tecnologici?
E se è vero che ci sarà una diminuzione di polveri sottili dovuta ai nuovi filtri, ma soprattutto alla diminuzione dei gruppi di combustione (da 4 a 3), che ne sarà delle ultrasottili ben più micidiali perché assorbibili dalla pelle e non solo attraverso la respirazione come le prime?
E per le polveri ultrasottili non vi sono filtri capaci di fermarle e sono estremamente volatili quindi inquinerebbero un’area ben maggiore di quella avvelenata dalla vecchia centrale.
Il famoso mix energetico, sempre invocato come soluzione per una maggiore indipendenza e contro il caro bolletta è ormai solo il pretesto per un’operazione di profitto i cui costi ricadranno sotto altre forma (spese sanitarie, sanzioni UE, aambiente devastato) sulle tasche dei cittadini.
Perché non intervenire sulla speculazione che fa oscillare il prezzo dei combustibili fossili o sull'abnorme tassazione che va a formare quasi il 50 % dei costi energetici?
E perché non puntare, come diceva uno studio del Politecnico di Milano, su risparmio ed efficienza energetica che consentirebbero una riduzione da un minimo del 30 ad un massimo del 50% degli attuali consumi nazionali?
Oppure, per andare su fatti concreti, la Germania ha già superato la direttiva UE 77 del 2001, che indica per gli stati membri una produzione da fonti rinnovabili pari ad almeno il 21% entro il 2010 e, solo nel 2007, è arrivata a produrre circa 3834 megawatt da fotovoltaico.
In Italia la quota di energia da rinnovabili (10% circa) è ancora bassa in rapporto al potenziale del nostro Paese.
E si creerebbero anche tanti posti di lavoro.
Sempre in Germania, negli ultimi otto anni, gli addetti del settore sono passati da 1500 a oltre 30mila.Il giro d'affari planetario è già di 20 miliardi di euro.
E non parlo di eolico, di altre rinnovabili o di idrogeno solo per non dilungarmi troppo, ma il dato è che in Europa si producono ormai oltre 57000 megawatt con fonti rinnovabili.
Non sarebbe meglio anche in Italia darsi questi indirizzi invece del carbone o del costoso e pericoloso nucleare?
O preferiamo vedere i figli del Polesine, sempre che le devastazioni climatiche dovute all'effetto serra ancora lo permettano, intenti a coltivare ortaggi o raccogliere mitili radioattivi mentre respirano polveri di carbone?
Vanni Destro
Sindicazione
28.07.11 @ 12:01:01
da gigetto portotollese
vi faro avere dati interessanti preso. ...
28.07.11 @ 11:55:42
da gigetto portotollese
vi date ragione tra di voi ...
28.07.11 @ 11:45:14
da gigetto portotollese
grazie a Vanni per l'utilissima sintesi ...
15.07.11 @ 10:19:21
da sere.
se fate la maglietta "no al ...
14.07.11 @ 04:23:32
da giovanna