27 Ott 2008 - 18:37:26
Ottobre 26, 2008
Taranto, battaglia sui veleni dell’Ilva. Il ministero rimuove i tecnici anti-diossina
Il presidente della Regione Vendola si ribella: “Bloccheremo l’impianto”
E sulle emissioni accusa il padrone Emilio Riva, ora socio Cai
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dall’inviato di Repubblica GIULIANO FOSCHINI
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TARANTO - Sul loro tavolo c’era il futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. E la salute di centinaia di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedere o meno alla fabbrica l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una carta necessaria per la prosecuzione dell’attività. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia. “Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine” attacca il presidente della Regione, Nichi Vendola.
Che a questo punto ha deciso di fare da solo: nelle prossime settimane il governatore presenterà infatti al consiglio regionale una legge che imporrà all’Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono in Puglia, la riduzione delle emissioni inquinanti. “Stabiliremo un cronoprogramma: più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
La decapitazione ministeriale dei tecnici è stata scoperta dai pugliesi il 15 ottobre. “Convocati a Roma ci siamo trovati davanti il nuovo presidente del nucleo di coordinamento scelto dal ministro Prestigiacomo - spiega l’assessore all’Ambiente, Michele Losappio - Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare come le emissioni dell’Ilva siano tutte nei limiti dell’attuale normativa nazionale”. “Per la prima volta poi - continua il direttore regionale dell’Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato - al tavolo c’erano anche i tecnici dell’azienda”.
“Insomma l’aria sembra cambiata, almeno al ministero” dice invece Vendola, proprio lui che appena insediato aveva fatto proprio un piano industriale d’accordo con la famiglia Riva. L’Ilva effettivamente ha speso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti e ha dimostrato la possibilità di ridurre le emissioni. “Non ha mantenuto però molti degli impegni presi - continua il governatore pugliese - E soprattutto nel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni di diossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limiti tre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo”.
Ecco perché la Regione Puglia ha già annunciato che se le carte in tavola non cambieranno, esprimerà parere negativo al rilascio dell’Aia. Ma il parere non è vincolante. Da qui la decisione di intraprendere la strada della legge regionale. “Qui si vuol far credere - spiega ancora il presidente pugliese - che in realtà non c’è niente da fare. Che o c’è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c’è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all’opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura”.
L’Ilva negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi. “E approfittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d’Europa farà sempre più utili” dice Vendola. “In qualsiasi parte d’Europa, Slovenia esclusa, l’Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni” spiega il professor Assennato. “Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti”.
Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quella norma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra. “Mai abbiamo avuto risposte. E ora mi trovo con i dirigenti cambiati, con Emilio Riva, il padrone dell’Ilva, come socio della Cai e sempre lui come principale beneficiario della processione anti Kyoto del governo Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutori di fronte alle proprie responsabilità”.
Questo scontro istituzionale arriva dopo un altro, violentissimo, avvenuto quest’estate. Per motivare la richiesta di diminu-zione degli inquinanti, e in particolare del benzoapi-rene, l’Arpa pugliese aveva allegato una serie di analisi dell’Università di Bari. Soltanto da due anni, infatti, l’Agenzia regionale per l’ambiente sta monitorando l’Ilva. Il direttore regionale del ministero, Bruno Agricola, ha sostenuto che “le campagne effettuate non pos sono essere ritenute valide”. I criteri di rilevamento, nel 2005 e nel 2006, non avrebbero rispettato quanto previsto da una legge del 2007. In sostanza, avrebbero dovuto prevedere il futuro.
27 ottobre 2008
Carne alla diossina, paura a Taranto
Fonte Giuliano Foschini - La Repubblica
TARANTO - Un centinaio di allevamenti da controllare. Mille e trecento capi da abbattere. La diossina di Taranto arriva anche a tavola: le analisi dell´istituto zooprofilattico di Teramo hanno accertato infatti che nella carne di pecore, capre ed agnellini allevati attorno alla zona industriale della città c´erano concentrazioni altissime di diossine e pcb, sostanze cancerogene per l´uomo. La Asl, d´accordo con la Regione e l´Arpa, ne ha ordinato l´immediato abbattimento.
Gli animali sono ancora vivi: si sta cercando infatti un macello in grado di smaltire le carcasse con le adeguate garanzie. I tecnici vogliono la certezza che quella carne tossica non entrerà mai in commercio. Nel frattempo il numero di animali che saranno abbattuti sale: molte delle bestie contaminate, infatti, sono gravide. Gli allevamenti nei quali sono stati trovati animali positivi sono per il momento otto. La Asl teme però che siano molti di più: perciò, a partire da questa settimana, cominceranno controlli in un centinaio di allevamenti.
Con punto di partenza la zona industriale di Taranto, saranno controllati tutti gli animali che vivono in un raggio di distanza compreso tra i 15 e i 20 chilometri.
In attesa dei nuovi controlli, a Taranto è bagarre politica. A fare alzare i toni la decisione del ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di cambiare l´intera commissione Aia sostituendo i tecnici nominati dal suo predecessore, Alfonso Pecoraro Scanio. Con un decreto, datato 6 agosto, la Prestigiacomo ha indicato i 23 professionisti (tra ingegneri, giuristi e chimici) che dovranno decidere sul rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali.
Tra i casi alla loro attenzione c'è anche, e soprattutto, il caso dell´Ilva di Taranto, l´impianto siderurgico più grande di Europa, che entro marzo dovrà sapere se potrà o meno continuare la sua attività e soprattutto con quali limiti rispetto alle emissioni. «Quella della Prestigiacomo è stata una decapitazione del sapere tecnico-scientifico» ha tuonato sabato il presidente della Regione, Nichi Vendola. Annunciando la presentazione di una legge regionale per imporre all´azienda l´abbassamento delle diossine: la Puglia vorrebbe ordinare all´Ilva, entro la prossima primavera, di dimezzare le emissioni. La posizione del governo pugliese ha raccolto solidarietà nel mondo politico.
Ieri due parlamentari del Partito democratico, Ermete Realacci e Francesco Boccia, hanno annunciato un´interrogazione parlamentare sulla vicenda. «Il ministro ci deve spiegazioni» dice Realacci. «La cosa inquietante ¨ la presenza del patron dell´Ilva, Emilio Riva, nella cordata Cai-Alitalia» spiega invece il pugliese Boccia.
«La scelta del ministro Prestigiacomo, che ha commesso lo stesso errore del suo predecessore, ¨ vergognosa. Ecco perchè ora ¨ il momento di fare una scelta chiara e coraggiosa, cosa che mai nemmeno gli ambientalisti hanno fatto in questi anni: bisogna decidere tra l´industria e la salute. A Taranto preferiscono vivere».
Dura anche la posizione di Legambiente nazionale che parla «di un regalo del ministero all´azienda» e martedì incontrerà Vendola, chiedendo garanzie sulla sua legge e indicando come modello quanto fatto in Friuli. Infine Peacelink, l´associazione che in questi anni più di tutte sta battendo sul caso inquinamento a Taranto: «La contaminazione della catena alimentare - spiega il presidente, Alessandro Marescotti - impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell´anno».
Taranto, battaglia sui veleni dell’Ilva. Il ministero rimuove i tecnici anti-diossina
Il presidente della Regione Vendola si ribella: “Bloccheremo l’impianto”
E sulle emissioni accusa il padrone Emilio Riva, ora socio Cai
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dall’inviato di Repubblica GIULIANO FOSCHINI
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TARANTO - Sul loro tavolo c’era il futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. E la salute di centinaia di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedere o meno alla fabbrica l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una carta necessaria per la prosecuzione dell’attività. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia. “Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine” attacca il presidente della Regione, Nichi Vendola.
Che a questo punto ha deciso di fare da solo: nelle prossime settimane il governatore presenterà infatti al consiglio regionale una legge che imporrà all’Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono in Puglia, la riduzione delle emissioni inquinanti. “Stabiliremo un cronoprogramma: più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
La decapitazione ministeriale dei tecnici è stata scoperta dai pugliesi il 15 ottobre. “Convocati a Roma ci siamo trovati davanti il nuovo presidente del nucleo di coordinamento scelto dal ministro Prestigiacomo - spiega l’assessore all’Ambiente, Michele Losappio - Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare come le emissioni dell’Ilva siano tutte nei limiti dell’attuale normativa nazionale”. “Per la prima volta poi - continua il direttore regionale dell’Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato - al tavolo c’erano anche i tecnici dell’azienda”.
“Insomma l’aria sembra cambiata, almeno al ministero” dice invece Vendola, proprio lui che appena insediato aveva fatto proprio un piano industriale d’accordo con la famiglia Riva. L’Ilva effettivamente ha speso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti e ha dimostrato la possibilità di ridurre le emissioni. “Non ha mantenuto però molti degli impegni presi - continua il governatore pugliese - E soprattutto nel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni di diossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limiti tre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo”.
Ecco perché la Regione Puglia ha già annunciato che se le carte in tavola non cambieranno, esprimerà parere negativo al rilascio dell’Aia. Ma il parere non è vincolante. Da qui la decisione di intraprendere la strada della legge regionale. “Qui si vuol far credere - spiega ancora il presidente pugliese - che in realtà non c’è niente da fare. Che o c’è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c’è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all’opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura”.
L’Ilva negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi. “E approfittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d’Europa farà sempre più utili” dice Vendola. “In qualsiasi parte d’Europa, Slovenia esclusa, l’Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni” spiega il professor Assennato. “Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti”.
Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quella norma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra. “Mai abbiamo avuto risposte. E ora mi trovo con i dirigenti cambiati, con Emilio Riva, il padrone dell’Ilva, come socio della Cai e sempre lui come principale beneficiario della processione anti Kyoto del governo Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutori di fronte alle proprie responsabilità”.
Questo scontro istituzionale arriva dopo un altro, violentissimo, avvenuto quest’estate. Per motivare la richiesta di diminu-zione degli inquinanti, e in particolare del benzoapi-rene, l’Arpa pugliese aveva allegato una serie di analisi dell’Università di Bari. Soltanto da due anni, infatti, l’Agenzia regionale per l’ambiente sta monitorando l’Ilva. Il direttore regionale del ministero, Bruno Agricola, ha sostenuto che “le campagne effettuate non pos sono essere ritenute valide”. I criteri di rilevamento, nel 2005 e nel 2006, non avrebbero rispettato quanto previsto da una legge del 2007. In sostanza, avrebbero dovuto prevedere il futuro.
27 ottobre 2008
Carne alla diossina, paura a Taranto
Fonte Giuliano Foschini - La Repubblica
TARANTO - Un centinaio di allevamenti da controllare. Mille e trecento capi da abbattere. La diossina di Taranto arriva anche a tavola: le analisi dell´istituto zooprofilattico di Teramo hanno accertato infatti che nella carne di pecore, capre ed agnellini allevati attorno alla zona industriale della città c´erano concentrazioni altissime di diossine e pcb, sostanze cancerogene per l´uomo. La Asl, d´accordo con la Regione e l´Arpa, ne ha ordinato l´immediato abbattimento.
Gli animali sono ancora vivi: si sta cercando infatti un macello in grado di smaltire le carcasse con le adeguate garanzie. I tecnici vogliono la certezza che quella carne tossica non entrerà mai in commercio. Nel frattempo il numero di animali che saranno abbattuti sale: molte delle bestie contaminate, infatti, sono gravide. Gli allevamenti nei quali sono stati trovati animali positivi sono per il momento otto. La Asl teme però che siano molti di più: perciò, a partire da questa settimana, cominceranno controlli in un centinaio di allevamenti.
Con punto di partenza la zona industriale di Taranto, saranno controllati tutti gli animali che vivono in un raggio di distanza compreso tra i 15 e i 20 chilometri.
In attesa dei nuovi controlli, a Taranto è bagarre politica. A fare alzare i toni la decisione del ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di cambiare l´intera commissione Aia sostituendo i tecnici nominati dal suo predecessore, Alfonso Pecoraro Scanio. Con un decreto, datato 6 agosto, la Prestigiacomo ha indicato i 23 professionisti (tra ingegneri, giuristi e chimici) che dovranno decidere sul rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali.
Tra i casi alla loro attenzione c'è anche, e soprattutto, il caso dell´Ilva di Taranto, l´impianto siderurgico più grande di Europa, che entro marzo dovrà sapere se potrà o meno continuare la sua attività e soprattutto con quali limiti rispetto alle emissioni. «Quella della Prestigiacomo è stata una decapitazione del sapere tecnico-scientifico» ha tuonato sabato il presidente della Regione, Nichi Vendola. Annunciando la presentazione di una legge regionale per imporre all´azienda l´abbassamento delle diossine: la Puglia vorrebbe ordinare all´Ilva, entro la prossima primavera, di dimezzare le emissioni. La posizione del governo pugliese ha raccolto solidarietà nel mondo politico.
Ieri due parlamentari del Partito democratico, Ermete Realacci e Francesco Boccia, hanno annunciato un´interrogazione parlamentare sulla vicenda. «Il ministro ci deve spiegazioni» dice Realacci. «La cosa inquietante ¨ la presenza del patron dell´Ilva, Emilio Riva, nella cordata Cai-Alitalia» spiega invece il pugliese Boccia.
«La scelta del ministro Prestigiacomo, che ha commesso lo stesso errore del suo predecessore, ¨ vergognosa. Ecco perchè ora ¨ il momento di fare una scelta chiara e coraggiosa, cosa che mai nemmeno gli ambientalisti hanno fatto in questi anni: bisogna decidere tra l´industria e la salute. A Taranto preferiscono vivere».
Dura anche la posizione di Legambiente nazionale che parla «di un regalo del ministero all´azienda» e martedì incontrerà Vendola, chiedendo garanzie sulla sua legge e indicando come modello quanto fatto in Friuli. Infine Peacelink, l´associazione che in questi anni più di tutte sta battendo sul caso inquinamento a Taranto: «La contaminazione della catena alimentare - spiega il presidente, Alessandro Marescotti - impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell´anno».
Sindicazione
28.07.11 @ 12:01:01
da gigetto portotollese
vi faro avere dati interessanti preso. ...
28.07.11 @ 11:55:42
da gigetto portotollese
vi date ragione tra di voi ...
28.07.11 @ 11:45:14
da gigetto portotollese
grazie a Vanni per l'utilissima sintesi ...
15.07.11 @ 10:19:21
da sere.
se fate la maglietta "no al ...
14.07.11 @ 04:23:32
da giovanna