30 Dic 2009 - 19:08:25
scritto da Marco Randolo
dalla Voce di domenica 27 dicembre 2009
Stenta a contenere la rabbia dei quasi cento presenti la sala polivalente di Pincara in cui mercoledì sera i rappresentanti della “Veneto Gestione Ambiente”, società nata il 17 novembre scorso, hanno illustrato il loro progetto per realizzare in località Cà Bernarda un “impianto a tecnologia complessa con supporto di discarica per rifiuti pericolosi”. Che la serata sarà calda lo si avverte subito: i cartelli affissi all’ingresso della sala recitano un chiaro «no alla discarica dei veleni». Bastano poi dieci minuti di esposizione da parte dei progettisti della struttura, l’ingegner Gianni Dal Moro affiancato dal chimico industriale e ambientale Mirko Osellame, per capire che per loro non è aria. A nulla servono i richiami alla calma del sindaco di Pincara Renzo Visentini. La sala borbotta, si pone domande, scuote la testa e poi esplode in una decisa contestazione: «Pincara non vi vuole». Dal Moro non si cura dei boati che si alzano di tanto in tanto ed espone, per due ore, il progetto. Si scopre allora che l’impianto supporterà, ogni anno, l’arrivo di 110mila tonnellate (77.000 metri cubi) di scarti industriali, di cui il 75% classificato come “rifiuti speciali” e un altro abbondante 20% proveniente dal trattamento di terreni inquinati, ed occuperà 18 ettari di territorio, di cui 11 riservati alla discarica. I restanti ospiteranno un capannone in cui si svolgeranno i processi chimico-fisici di inertizzazione dei rifiuti pericolosi, tramite un trattamento con calce, cemento e silicati, nonché il processo di «soil washing», ovvero di lavaggio dei terreni contaminati tramite separazione dagli agenti inquinanti. Processi che, secondo i progettisti della “Veneto Gestione Ambiente”, produrranno un impatto ambientale «trascurabile, ovvero conforme ai livelli massimi previsti dalla normativa vigente». Vengono dunque illustrati i modelli di ricaduta: dalla ciminiera dell’impianto, alta 12 metri, le emissioni si spargeranno «al massimo in un raggio di seicento metri ed avranno un impatto poco significativo per distanza e concentrazione, non coinvolgendo il territorio dei Comuni di Fiesso e Fratta ed interessando solo marginalmente il centro di Pincara». Non la pensano allo stesso modo i tecnici, ingegneri biologi e geologi, invitati a presenziare all’incontro dall’amministrazione comunale di Pincara. Né è d’accordo Luigia Modonesi, sindaco di Fiesso Umbertiano, che denuncia con decisione il pericolo per la salute umana derivante dall’emissione di polveri microsottili come PM-10 e PM-2.5, minimizzata dai rappresentanti della società. Su richiesta del pubblico, i progettisti sostengono di aver scelto Pincara in quanto «il terreno in oggetto presenta uno strato argilloso sotterraneo raramente individuabile in altre parti del Veneto» e definiscono «sufficiente ed idonea la rete viaria esistente», mostrando immagini della tortuosa strada arginale che costeggia la riva destra del Canalbianco tra Passo di Villamarzana e Cà Bernarda. Alle risate del pubblico viene velatamente opposta la possibilità di sostituire i «dieci-quindici camion giornalieri» con il trasporto dei rifiuti via fiume, sfruttando la navigabilità del Canalbianco. Ulteriore malumore viene provocato dall’annuncio che l’impianto, qualora realizzato, resterà in funzione al massimo per dieci anni, dopodiché necessiterà di una supervisione trentennale per verificare la stabilità dei rifiuti depositati. «E’ un sistema che abbiamo già visto in altre occasioni: all’indomani della chiusura dell’impianto le società che le gestivano, create ad hoc, dichiarano fallimento e gli oneri di controllo e smaltimento dei rifiuti depositati ricadono sugli enti pubblici», commenta Giuseppe Traniello Gradassi. E rincara: «la vostra esposizione di questa sera è degna degli imbonitori televisivi, che promettono affari d’oro e vendono “pacchi”». Dello stesso avviso il sindaco Visentini: «Ci è stato presentato un bel cavallo di Troia, e ora una burocrazia vile ci lascia solo 60 giorni per studiare un progetto così complesso e avanzare le nostre obiezioni. Il Polesine deve essere unito, al di là dei colori politici, per difendersi da questo ecomostro». E annuncia: «saranno presentate interpellanze in materia, tanto in consiglio regionale quanto presso il Parlamento nazionale. Ci faremo sentire in ogni sede possibile». Un parere più tecnico arriva dal dottor Massarotto, geologo: «la presentazione a cui abbiamo assistito è volutamente superficiale e carente per non permettere una serena valutazione da parte dei cittadini. Un impianto di questo tipo in Italia non esiste, e all’estero viene realizzato all’interno di ex cave e non in un terreno agricolo. La presenza di argilla nel sottosuolo non è che un pretesto per realizzare un’opera che esula da qualunque programmazione regionale e provinciale». Ora parte la corsa a depositare pareri ed eccezioni sul progetto: c’è da scommettere che il Comune di Pincara le studierà tutte per difendere il proprio territorio ed i suoi abitanti.
Sindicazione
28.07.11 @ 12:01:01
da gigetto portotollese
vi faro avere dati interessanti preso. ...
28.07.11 @ 11:55:42
da gigetto portotollese
vi date ragione tra di voi ...
28.07.11 @ 11:45:14
da gigetto portotollese
grazie a Vanni per l'utilissima sintesi ...
15.07.11 @ 10:19:21
da sere.
se fate la maglietta "no al ...
14.07.11 @ 04:23:32
da giovanna