31 Mar 2009 - 03:30:59
La notizia di questi giorni, almeno per quanto riguarda le problematiche anbientali ed in particolar modo il riscaldamento globale, è che il Presidente degli USA Barack Obama oltre ad aver convocato un Forum dei 16 Paesi più sviluppati a Washington per i giorni del 27 e 28 aprile 2009 in preparazione della Conferenza di Copenaghen dell'ONU per il Kyoto 2 al quale aderiranno anche gli Stati Uniti, ha chiesto l'impegno del Governo italiano per riattivare il Major economies Forum sull'energia ed i cambiamenti climatici.
Berlusconi, com'è suo costume da subalterno ossequioso verso i Grandi della Terra, ha già assicurato la disponibilità perchè il summit in questione si tenga a margine del G8 della Maddalena.
Ma cosa andrà a raccontare il nostro Premier a quel vertice?
Presenterà il piano di cementificazione (il cemento è tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra al mondo) del 25 - 30 % dell'Italia, altrimenti detto Piano Casa, oppure inviterà il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola e l'Amministratore Delegato di Enel, della quale lo Stato è azionista al 30 %, Fulvio Conti a presentare il programma societario di riconversione a carbone del 50 % delle centrali termoelettriche (Civitavecchia, Porto Tolle, Rossano Calabro, Piombino ecc.) con l'emissione di oltre una cinquantina di milioni di tonnellate/anno di CO2?
Perché queste sono le "azioni virtuose" per diminuire i gas serra che, assieme ad un probabile ridimensionamento di incentivi alle fonti rinnovabili, l'Italia metterà in campo nel prossimo futuro.
Il tutto in un Paese che per gli impegni presi col Kyoto 1 doveva diminuire le proprie emissioni del 6,5 % e le ha invece aumentate del 13 %.
E provare un filo di vergogna, mai?
Passiamo oltre.
Italia, Spagna e Grecia saranno le nazioni europee più colpite dai cambiamenti climatici.
Soffriranno agricoltura, industria alimentare e turismo, tre pilastri economici dei paesi mediterranei.
Ma ci saranno anche problemi di approvigionamento idrico ed energetico, di salute pubblica, di erosione delle coste e di tenuta delle infrastrutture.
E' questo, in sintesi, il quadro da disaster movie che la Commissione Ue renderà pubblico mercoledì prossimo, a pochi giorni dalla convocazione di un vertice straordinario sul clima da parte del presidente Usa Barack Obama.
Appuntamento per preparare al meglio il summit di Copenaghen del prossimo autunno, quando il mondo intero sarà chiamato a mettere nero su bianco una strategia per bloccare l'innalzamento delle temperature.
Ma, bisogna rassegnarsi: per quanto riusciremo a mitigare l'effetto serra, i disagi arriveranno lo stesso.
Ecco perché mercoledì l'Ue lancerà la strategia sull'"adattamento": da un lato bloccare gli sconvolgimenti climatici (Kyoto 2) e dall'altro prepararsi a convivere con quelli che inevitabilmente arriveranno.
Un piano che l'Italia, come i vicini del Mediterraneo, dovrà prendere molto sul serio, visto che da qui alla fine del secolo il nostro sarà uno dei Paesi più colpiti dalla rivoluzione del clima.
Colpa di ondate di caldo, incendi, flessione del turismo, calo della produzione agro-alimentare e scarsità di acqua potabile.
Anche la vita nell'Europa del Nord cambierà in peggio
Il tutto costerà all'Ue oltre sei miliardi di euro all'anno fino al 2020, cifra che entro il 2060 potrebbe arrivare a 63.
"La portata dell'impatto varia da regione a regione. In Europa - scrive la Commissione Ue - quelle più colpite saranno la parte meridionale del continente e il bacino del Mediterraneo. A rischio anche Alpi, isole, aree costiere, urbane e pianure densamente popolate".
L'Italia che viene indicata come a rischio nelle varie cartine che accompagnano il rapporto, come quelle sulla flessione delle colture e delle riserve di acqua potabile. E ad essere duramente colpito sarà anche il turismo, con la diminuzione di neve nelle zone alpine (non bisogna farsi ingannare da un singolo inverno nevoso) e l'aumento delle temperature nel bacino mediterraneo, con tanto di erosione delle coste, diminuzione del pesce, deterioramento della qualità dell'acqua, aumento esponenziale di meduse e alghe.
Soffrirà anche l'agricoltura, con perdita di fertilità e carestie.
Rischiano le foreste, la pesca, l'acquacoltura e gli ecosistemi marini. In pericolo le coste e le infrastrutture, sempre più colpite da fenomeni meteo estremi e da inondazioni (la capacità di adattarsi al climate change potrebbe diventare un requisito nell'assegnazione degli appalti).
Gli sconvolgimenti delle temperature avranno effetti anche sulla salute animale, vegetale e umana, con un aumento di malattie e infezioni specialmente per anziani, bambini e malati cronici.
Andrà in crisi il sistema dell'energia (ci sarà una maggiore richiesta e, nel Sud Europa, una diminuzione di produzione idroelettrica).
Per non parlare dell'immigrazione, che gli sconvolgimenti climatici faranno aumentare.
E' per tutti questi motivi che mercoledì Bruxelles lancerà un appello alla classe politica continentale: "E' fondamentale sviluppare politiche che permettano il massimo livello di adattamento visto che il mercato da solo non sarà in grado di farlo".
E c’è chi parla ancora di carbone pulito.....
Berlusconi, com'è suo costume da subalterno ossequioso verso i Grandi della Terra, ha già assicurato la disponibilità perchè il summit in questione si tenga a margine del G8 della Maddalena.
Ma cosa andrà a raccontare il nostro Premier a quel vertice?
Presenterà il piano di cementificazione (il cemento è tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra al mondo) del 25 - 30 % dell'Italia, altrimenti detto Piano Casa, oppure inviterà il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola e l'Amministratore Delegato di Enel, della quale lo Stato è azionista al 30 %, Fulvio Conti a presentare il programma societario di riconversione a carbone del 50 % delle centrali termoelettriche (Civitavecchia, Porto Tolle, Rossano Calabro, Piombino ecc.) con l'emissione di oltre una cinquantina di milioni di tonnellate/anno di CO2?
Perché queste sono le "azioni virtuose" per diminuire i gas serra che, assieme ad un probabile ridimensionamento di incentivi alle fonti rinnovabili, l'Italia metterà in campo nel prossimo futuro.
Il tutto in un Paese che per gli impegni presi col Kyoto 1 doveva diminuire le proprie emissioni del 6,5 % e le ha invece aumentate del 13 %.
E provare un filo di vergogna, mai?
Passiamo oltre.
Italia, Spagna e Grecia saranno le nazioni europee più colpite dai cambiamenti climatici.
Soffriranno agricoltura, industria alimentare e turismo, tre pilastri economici dei paesi mediterranei.
Ma ci saranno anche problemi di approvigionamento idrico ed energetico, di salute pubblica, di erosione delle coste e di tenuta delle infrastrutture.
E' questo, in sintesi, il quadro da disaster movie che la Commissione Ue renderà pubblico mercoledì prossimo, a pochi giorni dalla convocazione di un vertice straordinario sul clima da parte del presidente Usa Barack Obama.
Appuntamento per preparare al meglio il summit di Copenaghen del prossimo autunno, quando il mondo intero sarà chiamato a mettere nero su bianco una strategia per bloccare l'innalzamento delle temperature.
Ma, bisogna rassegnarsi: per quanto riusciremo a mitigare l'effetto serra, i disagi arriveranno lo stesso.
Ecco perché mercoledì l'Ue lancerà la strategia sull'"adattamento": da un lato bloccare gli sconvolgimenti climatici (Kyoto 2) e dall'altro prepararsi a convivere con quelli che inevitabilmente arriveranno.
Un piano che l'Italia, come i vicini del Mediterraneo, dovrà prendere molto sul serio, visto che da qui alla fine del secolo il nostro sarà uno dei Paesi più colpiti dalla rivoluzione del clima.
Colpa di ondate di caldo, incendi, flessione del turismo, calo della produzione agro-alimentare e scarsità di acqua potabile.
Anche la vita nell'Europa del Nord cambierà in peggio
Il tutto costerà all'Ue oltre sei miliardi di euro all'anno fino al 2020, cifra che entro il 2060 potrebbe arrivare a 63.
"La portata dell'impatto varia da regione a regione. In Europa - scrive la Commissione Ue - quelle più colpite saranno la parte meridionale del continente e il bacino del Mediterraneo. A rischio anche Alpi, isole, aree costiere, urbane e pianure densamente popolate".
L'Italia che viene indicata come a rischio nelle varie cartine che accompagnano il rapporto, come quelle sulla flessione delle colture e delle riserve di acqua potabile. E ad essere duramente colpito sarà anche il turismo, con la diminuzione di neve nelle zone alpine (non bisogna farsi ingannare da un singolo inverno nevoso) e l'aumento delle temperature nel bacino mediterraneo, con tanto di erosione delle coste, diminuzione del pesce, deterioramento della qualità dell'acqua, aumento esponenziale di meduse e alghe.
Soffrirà anche l'agricoltura, con perdita di fertilità e carestie.
Rischiano le foreste, la pesca, l'acquacoltura e gli ecosistemi marini. In pericolo le coste e le infrastrutture, sempre più colpite da fenomeni meteo estremi e da inondazioni (la capacità di adattarsi al climate change potrebbe diventare un requisito nell'assegnazione degli appalti).
Gli sconvolgimenti delle temperature avranno effetti anche sulla salute animale, vegetale e umana, con un aumento di malattie e infezioni specialmente per anziani, bambini e malati cronici.
Andrà in crisi il sistema dell'energia (ci sarà una maggiore richiesta e, nel Sud Europa, una diminuzione di produzione idroelettrica).
Per non parlare dell'immigrazione, che gli sconvolgimenti climatici faranno aumentare.
E' per tutti questi motivi che mercoledì Bruxelles lancerà un appello alla classe politica continentale: "E' fondamentale sviluppare politiche che permettano il massimo livello di adattamento visto che il mercato da solo non sarà in grado di farlo".
E c’è chi parla ancora di carbone pulito.....
Sindicazione
28.07.11 @ 12:01:01
da gigetto portotollese
vi faro avere dati interessanti preso. ...
28.07.11 @ 11:55:42
da gigetto portotollese
vi date ragione tra di voi ...
28.07.11 @ 11:45:14
da gigetto portotollese
grazie a Vanni per l'utilissima sintesi ...
15.07.11 @ 10:19:21
da sere.
se fate la maglietta "no al ...
14.07.11 @ 04:23:32
da giovanna